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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
SE SI INTERROMPE LO SPETTACOLO VIRTUALE
[La Repubblica, 21 marzo 2010]

Può sembrare paradossale la scena in cui si sta svolgendo questa campagna elettorale. Silvio Berlusconi: il Signore dei media, che ha inventato e imposto in Italia la politica come marketing. Oggi fa applicare in modo estremo la par condicio, progettata, a suo tempo, contro di lui, per limitarne il potere mediatico. Preferisce il silenzio dei media. O meglio: dei talk show politici. E scende in piazza, insieme al suo popolo. Contro la sinistra "giustizialista e anticlericale". Contro Michele Santoro e Annozero. Contro i magistrati che conducono i processi in tivù. Singolare rovesciamento di ruoli. Berlusconi e il suo popolo si mobilitano come i partiti di massa di un tempo.

Mentre il centrosinistra, erede dei partiti di massa, Pd in testa, guida la protesta contro il silenzio imposto ai media e ai talk-show. Eppure non è così sorprendente. Neppure paradossale. È che la logica della comunicazione, quando orienta la politica, diviene difficilmente controllabile. Anche per chi la controlla. Perché minacciae contraddice il meccanismo su cui si fonda la "democrazia del pubblico": la fiducia. E insieme: la rappresentanza come rappresentazione - e costruzione - della realtà. Una materia che Berlusconi ha maneggiato primae meglio di tutti. Dal 1994 ad oggi: ha raccontato e recitato alcune storie di successo. Una fra tutte. L'imprenditore che si è fatto da sé e ha vinto in ogni campo. Negli affari, nello spettacolo, nel calcio, in politica.

Una rappresentazione familiare, che ha plasmato il senso comune. Riprodotta dovunque e in ogni momento della vita quotidiana, attraverso la tivù e i giornali. E attraverso i prodotti, i valori e gli stili di vita veicolati dai media. Berlusconi ha interpretato il presente, ma anche il passato, di un Paese che ha perduto la memoria. Se il percorso della Repubblica italiana ricomincia nel 1992, se le ideologie sono franate insieme ai partiti di massa, lui può opporre la sua storia personale vincente alla Storia Collettiva degli avversari.

Evocata all'infinito, ripetendo il termine "comunisti". Come un mantra. Contro tutti gli "altri". Non importa se davvero siano o siano stati comunisti. Basta che si oppongano a lui. E all'ideologia del Fare. Alla sua ultima interpretazione: l'Uomo-che-fa. E affronta ogni emergenza, in un Paese dove l'emergenza è la regola. Accompagnato dal suo profeta e testimone, Guido Bertolaso, cammina sui rifiuti lasciati dai governi di sinistra e li dissolve. Sfida i terremoti e dalle macerie ri-sorgono, in breve, nuove case.

Lui, Berlusconi, non parla, ma fa. Neppure le aggressioni lo fermano. Colpito e sanguinante, si rialza e fa. Sotto l'occhio delle telecamere. Che elaborano l'immagine del "fare". Il problema è che le Storie personali, come le rappresentazioni della realtà, soffrono, quando vengono smentite oppure oscurate da altre storie. Raccontate dalle inchieste dei giornali e della magistratura. Dai dialoghi telefonici intercettati. E rilanciati sui media. È l'effetto perverso della democrazia dell'opinione. Della comunicazione pervasiva. Dove tutti possono scrutaree ascoltare tutti. (Anche quando e se non dovrebbero).

Dove il privato diviene pubblico anche perché è esibito in pubblico. Alla ricerca del consenso. Dove i confini fra pubblico e privato scompaiono. Allora, anche la storia del premier senza macchia rischia di venire macchiata. E la sua immagine appariscente si scolora. Le sue imprese, in Abruzzo: sminuite. Degradate da altre storie - mediocri - di corruzione e prostituzione. E il rapporto diretto fra il leader e i suoi elettori - spettatori si complica. Anche perché il clima d'opinione è intristito da altre storie, ben più crude e reali. La crisi economica, la disoccupazione, il reddito delle famiglie sempre più inadeguato... Così i "suoi" elettori (e spettatori) delusi sono tentati dalla prospettiva di non votare. Per nessuno. Quindi neppure per lui. È già avvenuto l'anno scorso, alle europee. Per questo, l'opposizione più pericolosa, oggi, non è condotta dal Pd. Ma dai giornalisti (alcuni) e dai magistrati.

Dai magistrati: nemici irriducibili di Berlusconi, dopo che le loro inchieste ne hanno incrociato ripetutamente la biografia e le attività. Costituendo argomento di informazione e spettacolo. E dell'informazione-spettacolo. Poi, da Michele Santoro e Annozero. La vera opposizione, detestata da Berlusconi e dal suo popolo. (Altro che Bersani e il Pd). Insieme ai talkshow che danno spazio ai giornalisti di Repubblica. E ai magistrati che entrano in politica. Di Pietro e De Magistris. E Travaglio. Una specie di centauro: mezzo giornalista e mezzo magistrato. Non importa chei talk show politici spostino pochi voti (come ha rammentato, correttamente, Aldo Grasso), visto che il loro pubblico è già orientato.

Il problema è che possono degradare la Rappresentazione Ufficiale della realtà. Neutralizzare il virtuality-show che va in onda, con successo, da tanto tempo. Meglio, allora, il silenzio dei media. A cui opporre la mobilitazione e le grida della piazza "reale". Il Popolo Sovrano: un milione di persone - ma 100 mila secondo la "versione" del Pd - raccolte intorno al premier. L'Uomo del Predellino che arringa le masse. Ieri, nella veste del Grande Sacerdote che celebra un rito collettivo. Ripreso dalle telecamere e dai media. Così, sui tigì, dove la par condicio non conta, si rappresenta l'indignazione della piazza che protesta contro chi vorrebbe spezzare un sogno. Facendo prevalere la realtà sulla narrazione. E i fatti sulle opinioni.
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