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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
È forte l' impressione che Tangentopoli sia ancora qui, tanto rimbalza nei discorsi pubblici. Tangentopoli. Il sondaggio dell' Atlante politico di Demos, presentato oggi su La Repubblica, lo conferma e fornisce dati molto espliciti al proposito. Oltre 7 italiani su 10 pensano, infatti, che la corruzione sia molto diffusa nella politica nazionale, oltre 1 su 2 anche in quella locale e negli appalti. Hanno l' impressione, cioè, che non sia cambiato nulla da un tempo. Infatti, la grande maggioranza dei cittadini ritiene che, rispetto agli anni di Tangentopoli, la corruzione sia egualmente (48%) oppure più (36%) diffusa. Più che di un ritorno, si dovrebbe, dunque, parlare di un fenomeno mai davvero scomparso. Per questo, appare generalizzata la richiesta di confermare i sistemi di controllo e di garanzia nei confronti delle degenerazioni della vita politica, oggi messi in discussione dal governo e dalla maggioranza di centrodestra. Senza soluzione di continuità. Quasi 8 persone su 10 sono contrarie all' immunità per i parlamentari; 2 su 3 a iniziative di legge volte a sospendere i procedimenti nei confronti delle principali figure istituzionali, compreso (soprattutto) il Premier. Fra gli elettori di destra (e soprattutto del Pdl) la contrarietà è minore, ma resta elevata.

Tuttavia la percezione dominante è che, appunto, non molto sia cambiato, rispetto a un tempo. L' immunità parlamentare, ad esempio. Nessuno o quasi vuole che venga ripristinata. Ma la maggioranza dei cittadini non pare essersi accorta che è stata abolita - o comunque limitata. C' è scarsa indulgenza, peraltro, nei confronti dei politici accusati oppure solamente inquisiti per questi fatti. Gran parte degli italiani (6 su 10) vorrebbe che si dimettessero. Allo stesso modo, la maggioranza degli intervistati considera le intercettazioni telefoniche utili, nonostante una quota significativa di persone (circa un terzo) valuti eccessivo l' uso che se ne fa. Tuttavia, solo una frazione minima le considera un abominio da abolire, come vorrebbe il Premier. Più delle violazioni alla privacy, cioè, gli italiani sembrano preoccupati di quelle alla legalità. Rispetto al tempo di Tangentopoli, tuttavia, si colgono alcune significative differenze. La prima riguarda i magistrati. I quali sono comunque guardati con fiducia da una quota di italiani molto ampia (oltre 4 su 10), peraltro in crescita negli ultimi anni. Ma vengono percepiti con ostilità da una parte altrettanto estesa di persone. I protagonisti della stagione di Tangentopoli oggi costituiscono un riferimento discriminante. Quasi una linea di frattura. Un po' meno della metà degli italiani li considera un baluardo nella lotta contro la corruzione e a sostegno della legalità. Mentre il 40% ne critica l' eccessiva politicizzazione. Una divisione di cui è chiara l' impronta politica. Il consenso verso i magistrati fra gli elettori del Pd e di Idv sale all' 80%. Mentre circa 7 elettori del Pdl e 6 della Lega su 10 li considerano attori politici, alleati - anzi: la guida - dell' opposizione.

Quindici anni di polemiche frontali, lanciate dal premiere dal centrodestra, con cadenza continua - anche negli ultimi giorni - hanno lasciato il segno. Un marchio indelebile. Per questo oggi Tangentopoli non ha lo stesso significato, lo stesso impatto politico dei primi anni Novanta. Insomma: non è la Città corrotta da distruggere. Rappresenta, invece, un fenomeno deprecato e condannato senza riserva. Ma anche con un po' di fatalismo. D' altronde, non tutta l' azione del governo e non tutto l' intervento pubblico sono valutati allo stesso modo. In particolare, l' ambito della Protezione civile e il suo titolare, Guido Bertolaso, nelle ultime settimane al centro di polemiche roventi e di inchieste giudiziarie critiche. Godono, comunque, di consensi elevatissimi. E trasversali. A destra come a sinistra. Le degenerazioni prodotte dalla gestione di grandi risorse in condizione di deroga ai controlli e alle procedure non hanno mutato, fin qui, l' atteggiamento degli italiani. L' Abruzzo, ad oggi, conta molto più de La Maddalena.

Infine, sotto il profilo dell' orientamento politico, non si vedono grandi rimbalzi. L' opposizione non ha beneficiato di questo clima. Il Pd fatica a risalire la china, anche se appare al di sopra del risultato delle scorse europee. L' Idv, peraltro, non sembra avvantaggiarsi di questa ondata di inchieste. E Berlusconi e il Pdl, per quanto indeboliti rispetto a qualche mese fa, dopo l' aggressione di Milano, non mostrano segni di cedimento. Mentre la Lega confermae consolida la crescita elettorale degli ultimi anni.

Da ciò la differenza rispetto alla stagione di Tangentopoli, la quale poté esplodere e produrre il crollo della classe politica di governo perché alimentata da un clima sociale di "rivolta". Perché rappresentata da attori istituzionali largamente popolari. I magistrati. E da soggetti politici e sociali - all' opposizione - dotati di grande consenso fra gli elettori. La Lega, il movimento referendario, la Rete. Infine, dai media, pronti ad amplificare ogni episodio e ogni responsabilità. Oggi, invece, gli indignati sono pochi. La rabbia non si traduce in ribellione e neppure in indignazione. L' opposizione è timida. I media molto meno sensibili e molto più divisi di un tempo, sull' argomento. Tuttavia, sarebbe sbagliato pensare che nulla possa cambiare. In fondo, più di metà degli italiani si dice preoccupata per la diffusione della corruzione negli appalti che riguardano la Protezione civile. E, al tempo stesso, non vorrebbe che allargasse troppo la sua azione, spostandola dalle emergenze ai grandi eventi. Non è detto che, se gli scandali proseguissero e divenissero evidenti, la corrente d' opinione che esprime - e alimenta - la sfiducia nel sistema e nelle istituzioni non monti ancora. Allora, diverrebbe difficile per chi è alla guida - del sistema e delle istituzioni, ma anche del governo - non venirne investito.

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