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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
IL LEADER FORTE PIACE AL 55% DEGLI ITALIANI MA NON AGLI ELETTORI DEM
[La Repubblica, 13 gennaio 2024]

Nel nostro Paese sta cambiando l'atteggiamento nei confronti della "democrazia". Il sistema di governo condiviso da una larga maggioranza di italiani, che, tuttavia, non nascondono una certa delusione per come è attuato. Questo sentimento è dettato da diversi fattori, interni ed esterni. In particolare, i cambiamenti manifestati dai principali attori della scena politica e istituzionale. In particolare, la "personalizzazione". La crescente identificazione dei soggetti della scena pubblica con le "persone". I partiti, per primi. Che, dai tempi di Berlusconi, sono divenuti "personali". Inoltre: i governi. A ogni livello territoriale.

I presidenti di Regione e, soprattutto, i sindaci costituiscono, infatti, riferimenti importanti per i cittadini. Confermati e rafforzati dall'elezione diretta. Che ne ha valorizzato il volto. E il nome. Il Rapporto "Gli italiani e lo Stato", curato da LaPolis (Laboratorio di Studi Politici e Sociali dell'Università di Urbino Carlo Bo) con Demos, sottolinea come lo stesso orientamento si riproponga, anche sul piano del governo "nazionale".

Il Presidente della Repubblica, nella valutazione degli italiani, infatti, si conferma la figura maggiormente "affidabile". Oltre due terzi dei cittadini esprimono fiducia nei suoi confronti. D'altra parte, il Presidente Sergio Mattarella, nel corso del suo mandato, ha dovuto affrontare diverse crisi di governo. Accanto a diversi Presidenti del Consiglio. Come Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Giuseppe Conte. In questo modo ha operato da garante delle istituzioni. Di fronte ai cittadini, oltre che al Parlamento. E ciò ha rafforzato la sua immagine e il suo ruolo. Delineando una sorta di "presidenzialismo implicito". In parte: "preterintenzionale". Cioè: ben oltre la volontà dell'interessato.

La maggioranza politica, guidata da Giorgia Meloni, vorrebbe trasferire questo consenso anche sul governo. Fornendo legittimazione al premier attraverso il voto "diretto" dei cittadini. Un progetto ri-prodotto e ri-proposto nel disegno di legge costituzionale sul "premierato". Secondo il (la) presidente del Consiglio: un punto di svolta decisivo verso la Terza Repubblica.

Non bisogna dimenticare, però, che, a differenza del presidenzialismo, il premierato non è molto conosciuto e ri-conosciuto, a livello internazionale. Infatti, esistono pochi esempi a cui riferirsi.Nel recente passato: Israele. Dove, però è stato abolito nel 2002. Un caso più vicino a noi - almeno sul piano geopolitico - è la Germania, dove vige il cancellierato. Che, tuttavia, non prevede l'elezione diretta capo del governo. In Italia, comunque, la maggioranza assoluta dei cittadini - il 55% appare orientata in questa direzione. Cioè, verso l'elezione diretta del capo del governo. Si tratta, tuttavia, di una quota non sufficiente a garantire la conferma, in caso di referendum.

Come rammenta il precedente del 2016, quando la consultazione per il superamento del bicameralismo paritario, promossa da Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, venne bocciata dagli elettori con una larga maggioranza. Nonostante il consenso verso il progetto, fino a pochi mesi prima, secondo i sondaggi, fosse largamente più ampio di quanto appaia in questa occasione.

Il sondaggio di LaPolis Università di Urbino, in collaborazione con Demos, infatti, conferma la domanda di un leader forte, per compensare la debolezza e il declino dei partiti. Tuttavia, prevale ancora, per quanto di poco, la convinzione che "senza partiti non ci può essere democrazia". Questa posizione prevale soprattutto nelle generazioni più anziane, oltre i 50 anni, che hanno conosciuto i "partiti". Prima che divenissero un ... participio passato.

I due orientamenti, peraltro, si combinano e si incrociano, in larga misura. In quanto la "democrazia senza i partiti" appare credibile soprattutto a coloro che credono nell'importanza del capo. Cioè: di un leader forte. Che possa presentarsi da solo davanti ai cittadini. Quindi, di fronte a questa prospettiva, i più convinti appaiono anzitutto gli elettori dei FdI, della Lega. E del M5S, che è sorto - e si è presentato - come un "non partito". Trasformandosi successivamente in un partito. Mentre la base di FI, caso esemplare e originale di partito del capo, appare più confusa. Perché hanno perduto il loro capo storico. Solo gli elettori del Pd di-mostrano distacco dall'idea che possa esserci "democrazia senza partiti". Ed è comprensibile, in quanto il Pd è l'erede di ciò che rimane dei partiti di massa della Prima Repubblica. Cioè, poco.

Perché, per re-citare le affermazioni di Giorgia Meloni, il premierato conduce verso la Terza Repubblica. Un orizzonte ancora senza volto. Che, però, nelle intenzioni della premier, potrebbe assumere il suo volto.*

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