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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
SEMPRE PIÙ ANSIOSI E DISIMPEGNATI I RAGAZZI ITALIANI SI ALLONTANANO DALL’EUROPA
[La Repubblica, 8 dicembre 2023]

La questione giovanile è sempre attuale. In Italia più che altrove. Perché il nostro Paese è il "meno giovane" d'Europa. E lo sarà sempre più. Non solo per il basso indice di natalità, ma perché i nostri giovani, spesso, se ne vanno altrove. All'estero. E spesso non ritornano. Come ha sottolineato l'ultimo rapporto del Censis, pubblicato in questi giorni. D'altronde, non è facile essere giovani. Soprattutto in Italia, ma non solo. È un'osservazione inquietante. Evidenziata dalle indagini condotte da Demos per Unipolis, in alcuni Paesi europei.

Importanti e significativi. Oltre all'Italia: la Francia e la Germania. E la Finlandia. La ricerca più recente ha esaminato soprattutto le prospettive e i problemi degli "adolescenti".

Una "definizione non facile da definire", perché le generazioni cambiano. Non solo nel tempo. Il tempo dell'adolescenza, infatti, appare "diverso", nei "diversi" Paesi. O meglio, è condiviso, quando si tratta di indicarne l'inizio. Fra i 12 e i 13 anni. Un'età che coincide con la fine dell'infanzia. Ma il discorso cambia quando si tratta di de-limitarne la fine. L'adolescenza, allora, si allunga poco oltre i 20 anni, in Germania. E scende a 18 anni, in Francia e in Italia. Siamo, dunque, "oltre la GenerazioneZ". L'adolescenza si associa, dovunque, al rischio della "de-pressione", ritenuta un problema molto più "pressante" rispetto a quando erano adolescenti coloro che oggi sono adulti e anziani. Come me. È quanto pensano circa i due terzi degli intervistati. Che, in Italia, divengono più di tre quarti. D'altronde, la "pressione" della società e del mondo intornoa loro appare sempre piùforte.

La ricerca di Demos-Unipolis sottolinea, inoltre, come "ansia e depressione" siano sentite come problemi da coloro che hanno meno di 30 anni. Che temono di subire discriminazioni. E la solitudine. La noia. Perché da soli ci si annoia. E prevalgono le paure.

In Italia le preoccupazioni relative alla vita degli adolescenti riguardano, in particolare, le prospettive del lavoro. Da cui dipende la loro vita futura. Ma, soprattutto, inquieta l'uso di alcool, droghe e farmaci. Come in Francia. Mentre in Germania, soprattutto, e in Finlandia si teme maggiormente l'influenza delle nuove tecnologie. Dunque, il tempo trascorso davanti a telefonini, tablet e computer. Non solo per il rischio di subire "raggiri", ma perché, comunque, online siamo in contatto con gli altri. Però, "da soli".

Nei Paesi considerati, la scuola appare importante non solo sul piano culturale e formativo, ma in prospettiva professionale. Soprattutto in Italia, dove il problema del lavoro è molto sentito. La politica, invece, appare loro un'esperienza estranea. Oppure lontana. Perché ritengono che nonli riguardi.

Nella rappresentazione del percorso di vita, però, se l'adolescenza è breve, la giovinezza si allunga sempre di più, come è emerso nelle ricerche dell'Osservatorio Europeo di Demos-Unipolis condotte l'anno scorso. In Italia, in particolare, secondo i cittadini, si resta giovani fino a 50 anni. In Francia e in Germania: fino a 40. S i rifiuta, dunque, di invecchiare. E si allunga la giovinezza, dopo un'adolescenza che appare quasi un prolungamento dell'infanzia. È il vizio della "Giovane Italia", come recita il titolo della rivista "Il Mulino", appena pubblicata (a cura di Sonia Bertolini e Francesco Ramella).

In nessuno dei Paesi considerati, inoltre, le prospettive dei giovani appaiono "rassicuranti". Poco più della metà dei cittadini immagina, per loro, un futuro "peggiore". Solo il 14% "migliore". In Italia quasi i due terzi ritengono che i giovani avranno un futuro "peggiore rispetto a quello dei genitori". Solo il 6% "migliore". In Francia gli orientamenti, al proposito, "migliorano" di poco. Solo in Germania e in Finlandia si coglie maggiore ottimismo. Sempre relativo. In quanto è espresso da poco più del 20% del campione.

In altri termini, l'Europa e soprattutto l'Italia non sono "Paesi per giovani". Ma, se i giovani sono il futuro, il rischio è che il nostro tempo abbia oscurato, se non abolito, il futuro. Disegnando "un tempo senza tempo". Perché questo è il tempo della "paura fluida". Segnato da paure che cambiano e si riproducono, senza soluzione di continuità. Un anno dopo l'altro. Una paura dopo l'altra. Fino a pochi anni fa: la criminalità, in seguito: gli immigrati, successivamente: il Covid. Oggi: le guerre. Più o meno lontane, non importa. Perché vengono, comunque, riprodotte e mostrate in diretta.

Per questo occorre investire sui giovani. E, prima ancora, sui "più giovani". Gli adolescenti. Evitando che il loro futuro sia "altrove", come avviene sempre più spesso. Per evitare che, insieme a loro, anche il nostro futuro divenga "fluido". E se ne "fugga altrove". Insieme a loro.

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