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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
IL PREMIERATO PIACE MENO MA UN ITALIANO SU DUE VUOLE L’ELEZIONE DIRETTA
[La Repubblica, 13 novembre 2023]

L'orientamento politico degli italiani appare stabile, ormai da tempo. Le tendenze elettorali, la fiducia verso il governo e i leader, infatti, nei sondaggi condotti da Demos, fanno osservare cambiamenti limitati. Anche l'indagine pubblicata conferma un clima di sostanziale continuità. Con alcune contenute variazioni, che, per questo, appaiono significative.

La prima indicazione che emerge sottolinea la fiducia verso il governo guidato da Giorgia Meloni. Che sfiora la maggioranza assoluta: 50%. In (lieve) crescita di 3 punti rispetto allo scorso settembre. Tuttavia, si tratta dell'indice più basso dai tempi del secondo governo guidato da Giuseppe Conte. Le stime di voto ai partiti mostrano variazioni circoscritte, anzi, minime negli ultimi mesi. D'altronde i partiti si sono "personalizzati". Riassunti dalla figura del "leader". Per questo, non c'è da stupirsi se una quota molto ampia (ma non crescente) di italiani auspica l'elezione diretta del premier. Cioè, il presidente del Consiglio. È quanto previsto dal disegno di riforma costituzionale approvato dal governo, che dovrà, nel caso in cui non dovesse raggiungere il via libera dei due terzi del Parlamento, essere sottoposto al giudizio degli italiani, attraverso un referendum.

Comunque, il sondaggio dell' Atlante Politico di Demos conferma il profilo frammentato e quindi "stabilmente instabile" degli orientamenti verso i partiti. E i loro "capi".

Davanti a tutti sono ancora i Fratelli d'Italia, guidati da Giorgia Meloni. Che appaiono, comunque, in costante calo, per quanto limitato. Rispetto a settembre: -0,2.

Ma 2 punti in meno, dallo scorso febbraio. Anche il Pd riproduce, sostanzialmente, le stime degli ultimi mesi: 20,3%. Ma appare in crescita dallo scorso febbraio. Mentre il (non) partito maggiormente in calo è sicuramente il M5S. Che scende al 16,7%. Una frazione, rispetto a settembre. Cioè, mezzo punto. Mentre la Lega, con il 7,7% rimane praticamente ferma. E in lento, costante declino. Forza Italia, invece, riprende a crescere. Dopo la flessione successiva alla morte diBerlusconi. Anche perché, nel frattempo, è subentrato Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli esteri. Da sempre vicino al Cavaliere. Più in basso, intorno al 3%, si addensano Verdi e Sinistra Italiana e i partiti (un tempo) del Terzo Polo. Con alcune e continue variazioni dei rapporti di forza. Infatti, Azione di Calenda appare in calo e Italia Viva di Matteo Renzi, in crescita. In misura simile. Non a caso...

Stabile risulta, nel complesso,anche il gradimento dei leader. Tuttavia, è interessante notare come tutti appaiano in crescita. Per quanto minima. Prevale, sugli altri, Giorgia Meloni. Seguita da Antonio Tajani, che aumenta in misura maggiore della media: 3 punti. Come Emma Bonino. Più apprezzata del suo partito: +Europa. Il più apprezzato fra i leader però, è ancora Mario Draghi. Nonostante Giorgia Meloni abbia detto "addio ai governi tecnici", dopo la riforma.

La crescente personalizzazione di partiti spiega il consenso verso l'elezione diretta del presidente del Consiglio. Un progetto che vede "totalmente d'accordo" il 53% degli italiani (intervistati). Dunque, la maggioranza assoluta, per quanto di poco. Tuttavia, in sensibile calo, rispetto al sondaggio condotto lo scorso settembre. Si tratta, ogni caso, di una misura che non garantisce certezza, in vista del referendum confermativo che, probabilmente, dovrebbe affrontare per divenire "effettivamente effettivo".

È, infatti, utile rammentare, al proposito, come in altre occasioni le riforme approvate in Parlamento siano state "bloccate" dai cittadini. In occasione del referendum per il superamento del "bicameralismo paritario". Una riforma che, al momento dell'approvazione, disponeva di un largo consenso presso i cittadini. Ma venne bocciata dagli elettori. Che concepirono il referendum come un "voto di fiducia" - e, in questo caso, di "sfiducia" - al premier. Matteo Renzi, che per questo si dimise.

In questo caso, però, è difficile immaginare che la "sfiducia eventuale" nei confronti della riforma produrrebbe lo stesso esito. Nonostante la maggioranza di governo, in Parlamento, sia più ampia rispetto a quella di cui disponeva Renzi. Tuttavia, non sufficiente a evitare il referendum. Una consultazione dall'esito tutt'altro che scontato, da quanto emerge dal sondaggio di De mos. E dalle esperienze del passato. Per questo motivo, come osserva Roberto Biorcio, la (il) presidente del Consiglio ha dichiarato che, anche in caso di un esito negativo al referendum confermativo, non si dimetterebbe.

In fondo, il "premierato" è già in atto. "Di fatto". Perché metterlo a rischio?

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