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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
L’AUTONOMIA PIACE AL NORD E ALLA LEGA MA IL SUD LA BOCCIA
[La Repubblica, 21 ottobre 2023]

Da tempo si discute di autonomia differenziata. Ed è probabile che se ne discuterà ancora a lungo, visto che il consenso al proposito appare contrastato. Non solo tra le forze politiche, ma, come rileva il sondaggio di Demos per Repubblica , anche fra i cittadini. "Autonomia differenziata" è una formula coniata per indicare la possibilità per le Regioni di decidere in modo autonomo su materie importanti. Sostanziali. Come già avviene in alcune Regioni che, per questo, sono definite a "statuto speciale". Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-AltoAdige. Di recente, il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, della Lega, ha rilanciato la questione. Presentando un disegno di legge che si ispira alla riforma del titolo V della Costituzione del 2001, in base a cui le Regioni possono chiedere allo Stato una competenza esclusiva su numerose materie e argomenti, di importanza prioritaria. Fra gli altri: i rapporti internazionali e con l'Unione europea, il commercio con l'estero, la tutela e sicurezza del lavoro, l'istruzione, le professioni, la ricerca scientifica e tecnologica, la sanità e la tutela della salute, la protezione civile, il governo del territorio, le grandi reti di trasporto e di navigazione, la previdenza complementare e integrativa, il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, la cultura e l'ambiente, le casse di risparmio, il credito fondiario e agrario a carattere regionale. Un progetto che sposterebbe il baricentro istituzionale e legislativo, ma anche "economico e fiscale" del Paese, dallo Stato centrale alle Regioni. E, per questa ragione, ha sollevato numerosi dubbi. E altrettante critiche. Anche di recente. D'altra parte, è necessario, comunque, definire prima i cosiddetti Lep. Cioè: i livelli essenziali delle prestazioni. Ma, il problema principale èche il consenso dei cittadini, al proposito, è incerto. Almeno quanto il grado di adesione che si osserva tra le forze politiche. Divise non solo dalla linea che separa la maggioranza dall'opposizione. Ma anche dentro gli schieramenti. In particolare, nella maggioranza. Infatti, la posizione dei FdI, alla guida del governo e del Paese, è, comprensibilmente, prudente. Per non dire scettica. Visto che, nonostante siano divenuti un partito "nazionale", con una significativa crescita nel Nord, le aree dove hanno radici più solide sono nel Centro Sud.

L'indagine di Demos, d'altra parte, sottolinea l'equilibrio instabile delle opinioni sull'argomento, nel Paese. Il sostegno all'autonomia differenziata, infatti, supera di pochissimo la maggioranza assoluta: 51%. Mentre la quota di chi non approva il progetto tocca il 43%. E coloro che non esprimono un'opinione al proposito, costituiscono il 6%. Nell'insieme, dunque, si tratta, quindi, di un orientamento chiaro. Ma non troppo. Perché non marca un grado di consenso sufficientemente ampio per garantire una base solida e, soprattutto, stabile e duratura per un mutamento istituzionale così significativo. Le differenze e le distanze, negli orientamenti, sono evidenti e hanno un segno riconoscibile. Soprattutto sul piano territoriale. I livelli più elevati di approvazione, infatti, si osservano nel Nord, dove superano ampiamente il 60%. Ma calano sensibilmente nelle regioni "centrali", dove si fermano intorno al 45%. Mentre cadono ulteriormente, fino al 38%, nel Mezzogiorno e nelle Isole. La ragione di queste "distanze" territoriali è comprensibile. In quanto riflette le differenze del reddito fra le diverse aree. E "l` autonomia" determinerebbe distanze significative rispetto agli attuali trasferimenti dello Stato. Di conseguenza, nei costi per le Regioni. Tanto più dove la domanda di servizi è maggiore. Dunque, nel Centro Sud e nel Mezzogiorno. L'economista Gianfranco Viesti, per questo , in un recente libro pubblicato da Laterza, ha parlato di "secessione dei ricchi".

Lo stesso "schema" si riproduce se si considera la dimensione dei Comuni. In quanto i comuni più piccoli reagiscono alla condizione e alla percezione di "perifericità" e "dipendenza" dalle città più grandi. Quindi, dallo Stato.

Queste distanze si sommano e si moltiplicano quando si osservano le opinioni dei cittadini in base alla posizione politica e di partito. Il grado di approvazione più largo, ovviamente, si incontra fra gli elettori della Lega. Dove raggiunge l'86%. Cioè: quasi tutti. D'altronde è il partito "autonomista" per definizione. Un tempo, il "partito del Nord", Della "Padania". In seguito, si è "nazionalizzato". Sulle orme del Front National di Marine Le Pen.

Per queste ragioni è lecito sollevare dubbi sul percorso dell'autonomia differenziata. Perché si tratta di un progetto importante e significativo, che però suscita dubbi e polemiche. Dentro e fuori le coalizioni. E fra i cittadini.
Sul piano politico e territoriale.
Mentre altre emergenze incombono.

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