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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
L’ECONOMIA FAMILIARE RIFUGIO DEGLI ITALIANI NELLA CRISI DEL PAESE
[La Repubblica, 7 ottobre 2023]

Gli "orientamenti" politici e sociali dei cittadini sono "orientati" da molte ragioni. Tra le più importanti c'è sicuramente l'andamento dell'economia. Che "condiziona" in modo sostanziale la "condizione" e, dunque, la vita delle persone. Per questo l'attenzione di chi opera negli ambienti pubblici è, costantemente, concentrata su questi aspetti. Sul costo della vita, sui redditi. Più in generale, sulla condizione sociale delle persone. Il grado di "soddisfazione economica degli italiani", d'altronde, appare in relazione stretta con la "situazione economica della famiglia". Che rimane il riferimento principale dei cittadini. Al di là di ogni distinzione politica, sociale. Economica. In questo modo permette di "compensare" i limiti dell'andamento economico nazionale. Si tratta di "un'evidenza evidente" nel sondaggio condotto, di recente, da Demos per Repubblica.

La componente di persone che si dicono soddisfatte della condizione economica della propria famiglia, infatti, è molto più ampia rispetto al settore di chi manifesta maggiori difficoltà: 61% a 39%. Questo profilo si rovescia negli atteggiamenti verso "l'andamento economico dell'Italia". In questo caso, infatti, coloro che si dicono "in-soddisfatti" salgono al 68%. Oltre il doppio a confronto di chi, al contrario, si dichiara "soddisfatto".

Questa rappresentazione si riproduce, in modo coerente, sul piano territoriale e sociale. Anche se le differenze fra aree e categorie sono, comprensibilmente, evidenti, in quanto le preoccupazioni appaiono "più forti" nei settori "più deboli". Dunque, nel Mezzogiorno, fra gli operai e i disoccupati. Anche in questi casi, tuttavia, il ruolo della famiglia appare più significativo e rilevante. Come fra i pensionati. I quali fanno osservare gli indici di "soddisfazione" in assoluto più elevati. Per motivi comprensibili. In quanto la famiglia garantisce loro sostegno "personale" e diretto. Ma lo Stato costituisce il principale riferimento sul piano del reddito. E dell'assistenza. È, comunque, interessante osservare l'importanza della famiglia, che continua a costituire, in Italia più che altrove, il centro della vita sociale. Al quale si "appoggiano" tutte le altre istituzioni.

Gli orientamenti politici dei cittadini intervistati non cambiano molto questo profilo. Gli indici di soddisfazione e in-soddisfazione, infatti, sono trasversali. Anche se si riducono maggiormente fra chi vota per il PD e il M5S. In particolare, per quel che riguarda l'andamento economico del Paese. Una tendenza comprensibile, in quanto si tratta dei partiti che oggi stanno all'opposizione.

Le posizioni politiche dei cittadini divengono maggiormente rilevanti e influenti quando si tratta di valutare le soluzioni previste per affrontare i problemi e le disuguaglianze sociali. Due fra tutte. Il "reddito di cittadinanza" e il "salario minimo". Che dovrebbero svolgere le funzioni un tempo assolte da altri interventi "legislativi". In particolare: la scala mobile e lo statuto dei lavoratori, successivamente ridimensionati e/o svuotati.

Il reddito di cittadinanza ha, ormai, concluso il suo percorso.È, comunque, in fase di sospensione. Mentre il salario minimo è stato "fermato" dal Cnel (presieduto da Renato Brunetta), con la motivazione, condivisa dal governo, che "non si tratterebbe di una priorità" per il Paese.
È, quindi, comprensibile e prevedibile come il giudizio dei cittadini, al proposito, rifletta la diversa preferenza politica.

Quanto al "reddito di cittadinanza", in particolare, solo fra gli elettori del M5S, che ne è stato artefice e sostenitore, l'idea di riproporlo ottiene e supera la maggioranza delle indicazioni. Mentre se si valuta l'intero campione degli intervistati l'idea è condivisa da poco meno di un terzo degli intervistati. Si ferma, infatti, al 32%. Al contrario, i tre quarti dei cittadini (intervistati) esprimono apertamente il loro sostegno al "salario minimo". In contrasto con le po sizioni del Cnel - e del governo. E senza "rispettare" le scelte degli stessi partiti per i quali votano. Certo, il massimo grado di consenso nei confronti del "salario minimo" si rileva nella base del M5S e del Pd. Dove non è lontano dall'unanimità, in quanto raggiunge il 90% fra gli elettori del M5S e lo sfiora (88%) fra chi vota per il Pd. Ma è largamente maggioritario anche nella base della Lega, di FI e dei FdI.

È, dunque, prevedibile che il dibattito politico, intorno a questi argomenti, si amplifichi e si riproponga. Ancora a lungo. Perché le questioni economiche riguardano la condizione e la vita della nostra società. Oggi e, ancor più, domani. Coinvolgono tutti. In particolare, le famiglie. Ma soprattutto i più giovani. Che rappresentano il futuro.

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