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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
“GLOBALI NONOSTANTE” GUERRE E AMBIENTE GUIDANO LE NOSTRE PAURE
[La Repubblica, 8 settembre 2023]

La "globalizzazione" è un termine sempre più diffuso, anche se assume significati diversi. Nel tempo e nel con-tempo. Cioè: nello stesso tempo. Perché viene interpretato e usato in modo differente. Con obiettivi differenti. Negli ultimi anni, però, si è caratterizzato, sempre più, in riferimento alle "paure". Impostato e imposto da eventi traumatici e tragici. Che hanno cambiato la nostra vita. "Esterni" ma anche "interni" al Paese. Tuttavia, "esterni" alla nostra capacità e possibilità di controllo. Anche se hanno colpito, pesantemente,luoghi e territori vicini. Come l'alluvione che ha travolto e sconvolto l'Emilia- Romagna nei mesi scorsi.

L'indagine di Demos-Unipolis, condotta nelle settimane scorse per l'Osservatorio Europeo sulla sicurezza, conferma come le paure "globali" - e locali - siano diverse e, comunque, diffuse fra i cittadini. Con alcune differenze rispetto al passato recente. Fra queste, in primo luogo, l'impatto di "disastri naturali, terremoti, frane, alluvioni". Come pre-visto. Un fattore indicato e temuto dal 31% degli italiani: 8 punti in più rispetto al 2022. Comunque, il dato più alto degli ultimi anni. Mentre il calo più rilevante riguarda "l'insorgere di nuove epidemie". Un problema che resta critico, ma, nella percezione dei cittadini, si è ridimensionato. Insieme al Covid, che resta presente e latente (di recente, in ripresa), ma non produce più gli stessi effetti osservati fra il 2020 e il 2022. Quando ha investito pesantemente la vita e la salute dei cittadini. Non solo, ma soprattutto in Italia.

D'altronde, le emergenze non finiscono mai. Come le guerre. Che hanno colpito la sensibilità dei cittadini, soprattutto dopo l'invasione russa in Ucraina. Un conflitto ad alto impatto e ad alto rischio "globale". Percepito conangoscia anche in Italia, visto che è deflagrato e prosegue non lontano dai nostri confini. E si svolge, rappresentato sui media in tempo reale, davanti ai nostri occhi. Mentre il terrorismo preoccupa di meno. Nonostante negli ultimi 10 anni in Europa siano avvenuti eventi drammatici. A Bruxelles, Londra, Madrid, Berlino. In Francia: dal Bataclan a Nizza,dove, nel 2016, sulla Promenade des Anglais, è avvenuto uno degli attentati più feroci degli ultimi anni: 86 morti. Tra cui sei italiani. Travolti e massacrati da un camion. Ma la lista potrebbe proseguire. A lungo. Perché gli attentati sono eventi che si ripetono. Senza soluzione di continuità. Soprattutto, in tempi di "globalizzazione". Quando, per citare il sociologo inglese Antony Giddens, tutto ciò che avviene dovunque nel modo, in ogni momento, si riproduce dovunque. Nello stesso momento. Per effetto, in particolare, dei percorsi della tecnologia e della comunicazione.

I media, infatti, rendono partecipi e spettatori, talora protagonisti, tutti i cittadini. Tutte le persone. Dovunque siano. Soprattutto dopo l'avvento e il "sopravvento" del digitale. Che afferma un sistema di comunicazione e partecipazione "immediato". Che salta mediatori e mediazioni. E produce un nuovo "cleavage", una nuova "frattura sociale". Che , individua - e produce - una categoria di "nuovi perdenti", come li definisce il politologo Hanspeter Kriesi. I più marginali, spesso esclusi, nei processi di globalizzazione. E, quindi, in difficoltà di fronte alla necessità di adattarsi al "nuovo mondo". Alla "globalizzazione dopo la globalizzazione", come recita il titolo del Festival della Politica, che si svolge a Mestre in questi giorni. D'altronde, un terzo degli italiani (intervistati da Demos-Unipolis) evoca, con preoccupazione, "l'influenza sulla vita e sull'economia di ciò che capita nel mondo".

Tuttavia, ha osservato Massimo Cacciari in un'intervista a Repubblica , «è tracollata l'idea che tutto ciò avrebbe portato quasi meccanicamente alla creazione di un qualche governo sempre più unitario, condiviso, di questo pianeta, e dei problemi colossali che lo investono». Ciò non si è verificato, come vediamo negli avvenimenti recenti. Che hanno disegnato un sistema geopolitico instabile. Caratterizzato da un crescente ed evidente ruolo della Cina.

La "globalizzazione" ha, comunque, ri-dimensionato, in parte, alcune paure in passato prioritarie. Come il timore generato dagli immigrati. Che appare in risalita, ma resta limitato, rispetto ad alcuni anni fa.

Al tempo stesso, però, chiama in causa la responsabilità diretta delle persone. Dunque, anche la "nostra". Rispetto a emergenze come "la distruzione dell'ambiente e della natura". Ma, soprattutto, "il riscaldamento globale e il cambiamento climatico". Ritenuti alla base dei disastri naturali, che abbiamo subito negli ultimi anni. Problemi seri, che, secondo quasi i tre quarti degli italiani intervistati, "dipendono dal comportamento dell'uomo".

L'indagine di Demos-Unipolis racconta, dunque, una società "assediata dal mondo". Che entra nella nostra vita quotidiana. E alimenta l'insicurezza. Perché ci rende globali a nostra insaputa. "Globali nonostante".

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