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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
TORNA LA PAURA DELLO STRANIERO E L’ITALIA SI CHIUDE NEI SUOI CONFINI
[La Repubblica, 5 giugno 2023]

Nel tempo della globalizzazione, in Italia, l'importanza di confini e frontiere non sembra diminuire. Mentre, al tempo stesso, gli immigrati continuano a occupare uno spazio centrale nel dibattito politico e sociale. Anche perché mantengono un rilievo significativo, negli orientamenti dell'opinione pubblica. Oggi, in particolare, oltre 4 italiani su 10 per la precisione: il 43% considerano gli immigrati "un pericolo per la sicurezza delle persone".

È ciò che emerge dal sondaggio di Demos pubblicato oggi su Repubblica . Si tratta di un livello in forte crescita, rispetto agli ultimi due anni. Quando i motivi che generavano la paura erano diversi.

Per primo, il Virus, che in questa fase sembra sotto controllo.

Quindi, la guerra in Ucraina, alla quale ci siamo "abituati". Anche se prosegue. Senza che se ne pre-figuri, realmente, la fine. Così, la paura nei confronti degli immigrati è risalita sensibilmente, raggiungendo un livello analogo a quello registrato nel 2017-18. Ma inferiore rispetto a quanto osservato nel 2007-8.

Si tratta di periodi e date che richiamano tempi di "campagna elettorale". Perché il tema ha sempre avuto un impatto notevole, talora determinante, sulle scelte degli elettori. Ed è stato, di conseguenza, amplificato per canalizzare le preferenze politiche dei cittadini. Oggi, però ci troviamo in un periodo diverso. In una "stagione post-elettorale", governata dal centrodestra. Che enfatizza questo sentimento in modo esplicito. Probabilmente, per alimentare un clima d'opinione favorevole alla propria "parte politica". E, parallelamente, sfavorevole all'altra. Un "campo" fin troppo "largo" e, internamente, "distanziato". Come appare evidente quando si valutano le opinioni in merito al "controllo dei confini". Una misura che ottiene il sostegno di 8 elettori su 10, tra i FdI di Giorgia Meloni. E, ancor di più, fra quanti votano per la Lega e, soprattutto per Forza Italia.

La frattura appare evidente quando si volge lo sguardo verso il centrosinistra. In questo caso, infatti, la domanda di controllare maggiormente i confini si riduce a meno del 50% (per la precisione: 47%) tra gli elettori del M5S. Ma crolla, letteralmente, al 28%, nella base del Pd. Mentre, parallelamente, poco più di metà fra chi vota per il M5S si esprime a favore di una maggiore "apertura al mondo". Un'opinione (ulteriormente) condivisa da oltre i due terzi degli elettori del Pd.

L'atteggiamento politico e la scelta di voto, nel sondaggio di Demos, segnano, dunque, le principali differenze, nella popolazione. Solo fra gli studenti, infatti, si osserva un consenso altrettanto ampio - e distinto - rispetto alla media dei cittadini, verso "l'apertura globale". E, parallelamente un timore più ridotto e circoscritto.

Limitato a poco più del 30%.

Se le differenze che "dividono" le opinioni dei cittadini, e, quindi, "l'opinione pubblica", sono evidenti, il quadro d'insieme appare segnato da continuità.

Negli ultimi anni, infatti, non è cambiato quasi nulla nelle "due Italie". L'Italia che vorrebbe controlli maggiori ai (e dei) confini. E l'Italia che, al contrario, vorrebbe aprirsi maggiormente al mondo.

Entrambe stabili. Con una prevalenza della domanda di controllo, se non di chiusura: poco al di sotto del 60%. Il grado più elevato degli ultimi 5 anni.

Probabilmente per il difficile rapporto con gli altri Paesi intorno a noi. La Francia, in particolare.

Tuttavia, le ragioni che rendono impraticabile, oltre che improponibile, la "chiusura", sono evidenti. E non riguardano tanto la prospettiva "geo-politica". I flussi migratori, infatti, riflettono le tendenze demografiche che riguardano, soprattutto, l'Italia. Il Paese con l'età media più elevata e il più basso grado di natalità (e di giovani...), in Europa. Nei prossimi venti anni la crescita economica avrà bisogno di migranti. Perché, come ha sottolineato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, "non potrà contare su un aumento endogeno delle forze di lavoro". E gli effetti del calo della popolazione potranno essere mitigati "solo da un aumento del saldo migratorio". Una posizione espressa, in numerose occasioni, dalle principali associazioni imprenditoriali e artigiane. Perché di giovani lavoratori italiani, nelle fabbriche e nei campi, se ne vedono pochi. E ciò spiega come il grado minore di "chiusura" e di "paura" verso gli immigrati - in quanto "minaccia per l'occupazione - sia espresso, anzitutto, dagli studenti e, quindi, dai pensionati. Per ragioni opposte. Gli studenti, perché sono cittadini del mondo, senza frontiere. Gli anziani e, soprattutto, i pensionati: perché vedono negli "stranieri" (e soprattutto nelle "straniere") una risorsa essenziale nei servizi e nell'assistenza alle persone. Cioè, a loro.

Per questo conviene andare e guardare "oltre" i confini. Per non chiuderci nel presente. E per guardare e preparare il futuro.

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