demos & PI
contatti area riservata
RAPPORTO GLI ITALIANI E LO STATO OSSERVATORIO CAPITALE SOCIALE IL MONDO A NORDEST MONITOR ITALIA LE INDAGINI EUROPEE
Le mappe di Ilvo Diamanti
ULTIME MAPPE
“I migranti siamo noi ” La generazione E condannata alla fuga
(30 giugno 2024)
vedi »
Nel Paese del non voto il campo largo si rafforza al Sud e al Centro La destra tiene in periferia
(26 giugno 2024)
vedi »
Il campo allargato l’arma della sinistra per vincere nel Paese polarizzato
(12 giugno 2024)
vedi »
La miglior amica dell’Europa è la Generazione Z
(20 maggio 2024)
vedi »
LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
LEGA, DAL BOOM AL FLOP PERSI TRE MILIONI DI VOTI E LE RADICI DELLE ORIGINI
[La Repubblica, 3 ottobre 2022]

Alle elezioni del 25 settembre la Lega è "scesa" sensibilmente. Si potrebbe dire: "caduta." Ha, infatti, dimezzato il peso percentuale, rispetto alle legislative del 2018: Dal 17,4% all'8,8%. Più di 3 milioni di voti in meno, in 4 anni. A maggior ragione, nei confronti delle Europee del 2019. Dal 34% all'8,8%. Al tempo stesso, ha "perduto terreno".

Nel 2018 era il primo partito in 28 province. Tutte situate nel Nord. Oggi non più. Rimpiazzata dai FdI, che, nel Centro-Nord, si sono imposti un po' dovunque. "Frenati", nelle aree un tempo definite "rosse", dal Pd (a sua volta, penalizzato dal voto). E soprattutto nel Mezzogiorno, dal M5S, che ha mantenuto il primato in quasi tutte le province. Nonostante abbia perso quasi il 60% dei consensi, rispetto all'esito - storico - delle elezioni del 2018. La Lega è, quindi, "crollata" sotto il 10%, come non avveniva da molti anni. Questo risultato ridisegna la geografia politica dell'Italia. E, anzitutto, della Lega, che, peraltro, in passato ha conosciuto altre "metamorfosi". A partire dagli anni 70 e 80, quando esordirono le Leghe regionaliste, la Liga Veneta, anzitutto, quindi la (prima) Lega Lombarda e l'Union Piemonteisa. Premessa alla "Lega Nord per l'Indipendenza della Padania", guidata, per oltre vent'anni, da Umberto Bossi. Che oggi rientra in gioco, con una "corrente", il "Comitato Nord". Non per caso. Visto che le province dove la Lega ha subito le perdite maggiori sono situatenel Nord. E in particolare tra il Veneto e la Lombardia. Cioè, la "patria" delle Leghe. E della Lega Nord. Peraltro, una rilevazione di Demos sul Veneto, condotta per l'Osservatorio sul Nord Est (pubblicata sul Gazzettino), aveva prefigurato uno scenario simile a quello restituito dal voto. Caratterizzato da una crescita molto forte dei FdI (raddoppiati), a spese, soprattutto, della Lega, crollata al 14,5%. Mentre alle Politiche del 2018 aveva ottenuto il 32% e alle Europee quasi il 50%. Lo stesso governatore (leghista), Luca Zaia, insieme alla sua giunta, peraltro, mantiene un grado di fiducia elevatissimo. Prossimo al 70%.

Tuttavia, se si risale la storia elettorale, la leadership di Salvini appare una "stagione" utile al partito. Fino alle elezioni politiche del 2013, infatti, la Lega aveva ottenuto poco più del 4%. Di fronte a quel risultato deludente, il partito cambia il gruppo dirigente. E a Roberto Maroni, erede di Bossi, alla guida della Lega succede Salvini,che imprime una svolta significativa. Spostando l'attenzione della Lega da Nord verso Centro- Sud. E, nello spazio politico, verso Destra. Una tendenza accentuata dal rapporto che Salvini instaura con Marine Le Pen, leader del Rassemblement National. Partito che occupa le posizioni più a Destra, nel sistema politico francese. Con successo, visto il peso assunto. Così, Salvini orienta maggiormente a Destra l'immagine e le posizioni della Lega. E ne allarga la prospettiva ben oltre i confini del Nord. Sull'esempio del Front National cerca, dunque, di trasformare la Lega Nord in Ligue Nationale. Inoltre, ne personalizza l'immagine e l'identità. Così la Lega Nord diviene "Lega (Nazionale) per Salvini Premier". Con risultati significativi, già alle Europee del 2014. Fino all'affermazione elettorale ottenuta nel 2018 e, soprattutto, nel 2019, quando si impone come primo partito, in Italia, con il 34,3%. Più di 10 punti sopra al PD. Oltre il doppio rispetto al M5S.Oggi, però, quella parabola pare interrotta. Come abbiamo osservato in questa analisi. E le ragioni del declino, probabilmente, riflettono quelle dell'ascesa rapida, successiva al 2013.

Anzitutto, l'indebolirsi del rapporto con il territorio. Sul piano della presenza, dell'immagine e dell'identità. La Lega Nazionale, infatti, ha perso radici e forza nel Nord. Nel territorio padano. Senza conquistarne nel Centro-Sud. Al contrario.
È, per questo, significativo che proprio ora ri-emerga Umberto Bossi. Fondatore della Lega Nord. "Impiantata" sul territorio anche in termini simbolici.

Inoltre, la progressiva svolta a Destra e l'impronta personale del partito hanno favorito l'affermazione dei FdI, storicamente di Destra, e di Giorgia Meloni, abile ed efficace nell'affiancare e, quindi, imporre la propria immagine. Tanto più in una competizione che pone i partiti e i leader "in alternativa" fra loro. Tanto più che i FdI sono stati l'unico partito davvero alternativo e di opposizione, durante il governo Draghi. E, quindi, i più adatti a intercettare il sentimento di insicurezza, in ambito economico e "internazionale", particolarmente diffuso in questa fase.

È, dunque, comunque, difficile fare previsioni sul futuro. Io non ne faccio mai. Tuttavia, Le difficoltà della Lega di Salvini confermano i problemi che incontrano i partiti "personali sul territorio". Tanto più quando hanno un'identità fondata sul "territorio", più che sulle "persone".

home  |  obiettivi  |  organizzazione  |  approfondimenti  |  rete demos & PI  |  partner  |  privacy step srl  ::  p. iva 02340540240