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LE MAPPE DI ILVO DIAMANTI

La geografia degli orientamenti culturali, sociali e politici degli italiani, tracciata dagli articoli di Ilvo Diamanti per La Repubblica.
COVID, LA RIVINCITA DELLA SCUOLA IN PRESENZA. STUDENTI E GENITORI STANCHI DELLA DAD
[La Repubblica, 20 settembre 2021]

L'estate sta finendo e la scuola è appena cominciata. Mentre il Virus continua la sua marcia, anche se in modo meno rapido e diffuso. Le misure attuate dalle istituzioni di governo, centrale e locale, infatti, sembrano avere avuto effetto. Nonostante le polemiche suscitate, ma è necessario mantenere un elevato livello di prudenza e di cautela. Tanto più se si pensa alla ripresa del contagio, avvenuta giusto un anno fa. Proprio quando si credeva - forse: si voleva credere - che la pandemia fosse ormai alla fine. Esaurita. Favorendone, in questo modo, la ripresa. Anche il sentimento dei cittadini, al proposito, sembra che stia cambiando. E se l'indice di preoccupazione complessivo continua ad essere ancora molto elevato, superiore al 75%, appare comunque in calo. Soprattutto la componente più "spaventata". Com'era avvenuto un anno fa, prima che la paura riprendesse a crescere. Trainata dal contagio.

L'atteggiamento verso la scuola appare, a sua volta, coerente con il clima d'opinione. La considerazione nei suoi riguardi, infatti, risale. Almeno, resiste. Si tratta di un segnale importante, perché, come emerge dall'ultimo rapporto sull'atteggiamento degli italiani verso lo Stato, la scuola è una delle istituzioni verso le quali cittadini di-mostrano maggiore fiducia (54%), Preceduta solo dalle Forze dell'Ordine, il Papa e il Presidente della Repubblica. La scuola svolge un ruolo fondamentale, in senso letterale. Perché agisce sulle "fondamenta" culturali, educative. E sulla costruzione sociale. Più precisamente, è il luogo dove si "fonda" e si forma il futuro della nostra società. Perché i giovani sono il nostro futuro.

L'estate sta finendo e la scuola è appena cominciata. Mentre il Virus continua la sua marcia, anche se in modo meno rapido e diffuso. Le misure attuate dalle istituzioni di governo, centrale e locale, infatti, sembrano avere avuto effetto. Nonostante le polemiche suscitate, ma è necessario mantenere un elevato livello di prudenza e di cautela. Tanto più se si pensa alla ripresa del contagio, avvenuta giusto un anno fa. Proprio quando si credeva - forse: si voleva credere - che la pandemia fosse ormai alla fine. Esaurita. Favorendone, in questo modo, la ripresa. Anche il sentimento dei cittadini, al proposito, sembra che stia cambiando. E se l'indice di preoccupazione complessivo continua ad essere ancora molto elevato, superiore al 75%, appare comunque in calo. Soprattutto la componente più "spaventata". Com'era avvenuto un anno fa, prima che la paura riprendesse a crescere. Trainata dal contagio.

L'atteggiamento verso la scuola appare, a sua volta, coerente con il clima d'opinione. La considerazione nei suoi riguardi, infatti, risale. Almeno, resiste. Si tratta di un segnale importante, perché, come emerge dall'ultimo rapporto sull'atteggiamento degli italiani verso lo Stato, la scuola è una delle istituzioni verso le quali cittadini di-mostrano maggiore fiducia (54%), Preceduta solo dalle Forze dell'Ordine, il Papa e il Presidente della Repubblica. La scuola svolge un ruolo fondamentale, in senso letterale. Perché agisce sulle "fondamenta" culturali, educative. E sulla costruzione sociale. Più precisamente, è il luogo dove si "fonda" e si forma il futuro della nostra società. Perché i giovani sono il nostro futuro.

È interessante, per questo, osservare quanto emerge da un recente sondaggio di Demos, per Repubblica. Sottolinea, infatti, come, negli ultimi mesi, l'opinione relativamente alla gestione dei servizi e delle attività nella scuola sia cambiata. In meglio. Soprattutto fra gli studenti. I quali, oggi esprimono un giudizio molto più positivo, rispetto a inizio anno.

È probabile e plausibile che questo mutamento dipenda, in modo sensibile, dal ritorno in aula. Alle lezioni in presenza. Anche se la DaD, la Didattica a Distanza, mantiene un buon grado di consenso. Probabilmente perché, come sappiano e abbiamo già verificato, permette di rimanere in famiglia, a casa propria e riduce le difficoltà che possono sorgere nel rapporto diretto con i docenti. Senza dimenticare le opportunità che possono favorire gli studenti, in sede di verifica. E, talora, riducono il carico dell'impegno durante i corsi. Tuttavia, frequentare a distanza rende più difficile l'apprendimento. Perché lontano dai docenti - e dai compagni di corso - gli studenti hanno minori possibilità di "comprendere" le materie, di apprendere le lezioni. Infatti, viene meno, comunque: si ridimensiona, l'interazione. La discussione. L'opportunità di chiarire aspetti e di approfondire temi non sempre del tutto chiari. Peraltro, il problema è reciproco, perché maestri e professori non possono ri-volgersi direttamente agli studenti. Capire se hanno capito. Se convenga ribadire e approfondire alcuni argomenti. Con tutti e con alcuni studenti, in particolare. Senza dimenticare che dal dialogo e dalla discussione emergono aspetti imprevisti e importanti. Per gli studenti e, insieme, per i docenti. Infine, o forse: anzitutto, la scuola, come abbiamo detto, è un "luogo sociale". Dove si apprendono le regole e i valori della comunità. Dove si "fonda" la società. E dove si formano le relazioni personali e interpersonali. Le amicizie. E le amicizie non possono esistere e resistere "solo" a distanza.

Non per caso, in passato, abbiamo verificato come il tempo trascorso in rete, a coltivare "relazioni digitali", sia direttamente proporzionale al grado di diffusione della "sfiducia negli altri". E ciò non avviene perché il digitale generi sfiducia per motivi "tecnici". Tanto più, "tanto meno", per "vocazione". Avviene, invece, per ragioni sociali e personali. Perché la "fiducia nei confronti degli altri", per potersi sviluppare, ha bisogno di "altri reali", non virtuali. Persone, occasioni di incontro che avvengano e si ripetano "faccia a faccia". Insomma: "in presenza". Non solo in video e online. A casa, in piazza e a scuola, appunto. Non solo a distanza. La SaD, la Scuola a Distanza, non può dare soddisfazione. E rischia di generare la Società a Distanza. Palliativo e complemento. In tempi e situazioni di emergenza, come quelli generati e amplificati dal Covid. Ma quando diviene una condizione permanente o, comunque, "prevalente", rischia di logorare. Le persone e la società. Perché la società è fatta di relazioni personali. Fra "persone reali". La comunicazione digitale a distanza è importante. Necessaria. Ma va sostenuta e rafforzata, attraverso la "presenza". A scuola e nella vita quotidiana. Per non dimenticarci che siamo Persone e non solo Immagini. O Nickname.

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